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horror-commoventePassano solo 5 anni da quel capolavoro chiamato A nightmare on Elm street e altrettanta acqua sotto i ponti se pensiamo come un regista di tale calibro sia stato capace di sfornare pochi e celebri classici che hanno ribaltato le sorti del cinema horror e, allo stesso tempo, tanti film inutili come questo Shocker.La trama sembra quasi una denuncia verso la presenza sempre più costante all’interno della società della televisione e dell’influenza dei media che inducono le menti deboli ad atti di violenza (forse sono io che ci ho voluto trovare questo significato. Un serial killer zoppo viene condannato alla sedia elettrica e ritorna in vita tramite l’elettricità, avendo precedentemente compiuto un rito magico con un televisore (fa veramente ridere) , per uccidere ancora e per vendicarsi di chi lo aveva incastrato.Un film letteralmente scontato e senza la minima tensione visiva, lento nello svolgersi dei pochi fatti, quasi ridicolo sotto alcuni aspetti e, per il valore del film, di una durata eccessiva. Sono presenti anche incoerenze terribili che non sto a menzionare (ad esempio: il killer che passa da un corpo all’altro prendendone possesso…ma non si materializzava solo tramite l’elettricità? Forse passa da un organismo all’altro perché è lui elettricità, ma se lui è elettricità potrebbe anche fare cose migliori!)

L’unica cosa salvabile in extremis è la colonna sonora, abbastanza carina, e qualche scena, si fa per dire, divertente (l’assassino che si materializza da una poltrona anti-stress e viene catapultato insieme al protagonista all’interno di vari programmi televisivi). Un mix sconclusionato oltretutto di clichè horror che messi assieme non c’entrano nulla l’uno con l’altro e ne in terra ed aumentano lo status di ironia (elementi paranormali e fantasmagorici di scarsissimo effetto e nettamente fuori luogo Un film di serie B in tutto e per tutto di cui sconsiglio vivamente la visione. Incredibile come Craven possa oscillare tra il bene e il male, pur dimostrando ormai di saperci fare con il cinema se solo lo volesse. Inutile l’apparizione per pochissimi secondi, come vittima dell’assassimo, di Heather Langenkamp (final girl di A Nightmare on Elm Street (1984) di cui talaltro c’è un remake) che viene accreditata su alcuni siti come avesse una parte importante nel film, ed anzi, è difficilmente riconoscibile e quindi serve a “far solo nome” (come può essersi prestata a tale compito dopo essere stata protagonista di un vero classico).

Tirando le somme questo film può essere considerato tra i film “apice” della spazzatura prodotta dal regista.

horror-serioTipico giallo-thriller degli anni 70 questa pellicola sembra sia ispirata al romanzo di Edgar Wallace The clue of the new pin.

Senza nulla togliere o aggiungere, Cosa avete fatto a Solange? lo collocherei nella media dei film del genere di quegli anni. Di sicuro per apprezzarlo dovrete essere amanti del thriller all’italiana o del giallo in generale, altrimenti, credetemi, è quanto di più scontato ci sia.

Ripeto, non è ne di più ne di meno di ciò che è stato proposto dai registi italiani del periodo, e anzi, giusto per dare credito, essendo datato 1971 è forse uno dei primissimi su questo filone e nel complesso a differenza di molte altre “trashate” ha qualcosa in più, trattando in modo crudo il tema dell’aborto forzato.

La storia come detto, benché alla fine possa sembrare banalotta per l’interesse dello spettatore, è comunque condotta abbastanza bene, anche se il susseguirsi degli eventi, tra gli omicidi e le indagini, non è di particolare presa (ma è comunque una prerogativa del genere).

Cosa avete fatto a Solange? ha tuttavia elementi che, analizzati tecnicamente e in modo critico, (quindi tralasciando la visione distratta) elevano il valore del film consacrandolo comunque tra i più seri del filone: è ben diretto ( alcune inquadrature sono efficaci), gli omicidi sono (anche se non a livello scenico) concettualmente perversi e atroci e anche la recitazione è professionale.

Bella l’interpretazione di Camille Keaton nella parte di Solange, bravissima nell’evidenziare gli squilibri mentali causati dalla violenza subita.

Sono punti che, almeno a livello tecnico, contribuiscono ad arricchire il livello di gradimento e far scivolare il film fino alle rivelazioni finali sebbene poi queste non siano nulla di così shockante e inimmaginabile.

Nota positiva infine per la colonna sonora di Ennio Morricone, anche se di sicuro non rimarrà tra le sue più memorabili.

Cosa avete fatto a Solange? è quindi un film che saprà soddisfare sicuramente gli amanti più affezionati del giallo-thriller all’italiana e in alternativa gli spettatori di ampie vedute o quelli meno esigenti, forse per la tematica trattata, forse per il collocamento temporale, forse per l’abbondanza di scene di nudo.

Appuntamento con l’amore è una commedia ambientata a  Los Angeles nel  giorno di San Valentino
e racconta le storie di un gruppo di persone che vivono l’amore e le sue delusioni.
Kate (Julia Roberts) è un’ufficiale dell’esercito di ritorno a casa dall’Iraq, sul volo conosce Holden (Bradley Cooper) che ha una relazione con Sean, un giocatore di football (Eric Dane) che non si è ancora dichiarato omosessuale.
Reed (Ashton Kutcher) ha appena chiesto alla fidanzata Morley (Jessica Alba) di sposarlo,  ma scopre di essere innamorato della migliore amica Julia (Jennifer Garner), cui fidanzato Harrison (Patrick Dempsey) le ha nascosto di essere sposato.
L’intreccio di storie comprende anche altri personaggi e a tenere insieme le vicende è la “terapista dell’amore” Kathy Bates, che saprà consigliare il gruppo sulle questioni d’amore.
La trama è scritta da Abby Kohn e Marc Silverstein, gli sceneggiatori di La verità è che non gli piaci abbastanza, e il film è diretto dal grande regista Garry Marshall autore di film come Pretty Woman e Se scappi ti sposo.

Genere: Commedia, Romantico

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hmmm.jpgHugh Grant sembra proprio non avere alcuna intenzione di cambiare personaggio (ma a dirla tutta, questo potrebbe essere anche un bene) ed in effetti forse è proprio su elementi come questo che puntano film come Che Fine Hanno Fatto I Morgan?, una commedia carina e godibile, di certo meglio di molti altri prodotti dello stesso genere degli ultimi anni, ma che comunque non aggiunge particolari novità e che punta più sul sorriso piuttosto che sulla risata. Agli amanti del genere è consilgiato, mentre per la restante fetta di pubblico è consigliata la visione nella giusta atmosfera tra amici e/o consorte.

horror-screamQuarto capitolo della saga di Bubba Sawyer ovvero Leatherface (o remake dell’originale del 74?) ad opera del co-sceneggiatore, insieme al regista/produttore Tobe Hooper del primo The Texas Chainsaw massacre, Kim Henkel.

Pessimo quanto il suo predecessore (Leatherface: The Texas Chainsaw massacre 3) questo film è la parodia del titolo originale , ed è percio’ che spero non sia stato concepito da Henkel come remake, tanto più dopo aver collaborato con lo stesso Tobe, ma che sia passato anche negli altri stati come quarto (e spero ultimo) capitolo della saga (come se gli altri episodi avessero qualcosa a che competere con il primo). Nulla che dire: il punto più basso è stato toccato dal precedente episodio e nulla poteva essere peggio, anzi , l’aria demenziale di questo film sotto alcuni aspetti lo rende per qualche minuto anche godibile e se preso sul ridere non è poi così uno dei film più brutti del cinema horror come gran parte della critica vuole far credere. Ogni cosa in questo film sembra essere studiata apposta per essere trash, questa è l’impressione che ho avuto, e si va avanti a vedere il film solo per vedere quanto le idee siano sconclusionate o fino a che livello siano riusciti ad infangare un classico (la famiglia di cannibali che ordina la pizza fa capire che c’è ben poco dell’originale idea malsana). A dire il vero remake o sequel poco centra questo film con il titolo riportato e la famosa motosega sembra quasi essersi arrugginita per quanto sia stato concepito male questo film. Stupenda (ironicamente parlando) una delle scene finali dove Leatherface viene ucciso da un miniaereoplano, il tutto girato in una giornata di splendido sole. Ogni dettaglio sulla storia è superfluo…bocciatissimo!!!

Alice in Wonderland è una nuova versione animata della famosa storia di “Alice nel paese delle meraviglie”.
La diciassettenne Alice (Mia Wasikowska) scappa da un party altezzoso e segue il Bianconiglio giù per il buco, che la riporta nuovamente al Paese delle Meraviglie, dove ritroverà gli amici d’infanzia: il Bianconiglio, Pinco Panco e Panco Pinco, Toperchio, il Brucaliffo, lo Stregatto, e il Cappellaio Matto.
Il Bianconiglio è convinto di avere la ragazza giusta, quella che ha visitato il magico mondo dieci anni prima. Ma Alice non si ricorda la sua visita precedente nel Paese delle Meraviglie, le cui creature sono pronte per una rivolta contro il  terrorizzante regno della Regina Rossa (Helena Bonham Carter) e sperano che Alice li aiuti.
Il regista Tim Burton ripropone una delle storie più amate di tutti i tempi in una chiave nuova, magica e fantasiosa.

Genere: Fantasy, Avventura

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Horror-sgomentoEra Of Vampires è il tipico film d’azione cinese di serie B, ma d’impronta horror. Non credo che la Cina possa sfornare film sui vampiri che possano essere competitivi con il mercato europeo o americano, soprattutto ora che abbiamo una saturazione di film del genere ed infatti Era Of Vampires per i miei gusti personali è scadente: troppo “orientaleggiante”, poco horror e sviluppato in maniera da non colpire. La storia, che poteva essere sfruttata molto meglio ovviamente, come in gran parte dei casi, è mal supportata da tutto ciò che concerne la costruzione effettiva del film. La trama: Nella Cina del XIX° secolo i cadaveri degli esponenti delle famiglie più ricche vengono ricoperti di cera. La leggenda dice che con questo trattamento essi possano tornare in vita sotto forma di vampiri, ed è ciò che succede nel film…sarà un maestro di arti marziali e i suoi quattro allievi a combattere per fermare il degenerarsi della maledizione.

Potrei definire questo film come una serie di scene incollate, molte volte anche in modo sconclusionato tra loro, per la durata allucinante di quasi due ore, il che è ulteriormente snervante. L’elemento che rende questo film povero e anonimo è il volerlo collocare in mezzo tra i film d’arti marziali cinesi e l’ horror, rivelandosi poi un pastone orientale dove sono le scene di combattimento e dialoghi assurdi a prevalere, il tutto tinto da un’ atmosfera pseudo-horror.

(una delle poche note positive è il trucco del vampiro, davvero ben fatto, e qualche effettino speciale di tanto in tanto…anche sanguinario).

Come detto prima si ha l’impressione di perdere il filo della storia dopo i primi 10 minuti (per me la parte più bella del film, dove si potrebbe prospettare di molto meglio) e si viene catapultati in una sequenza di scene “collage” che danno come risultato solo noia nello spettatore. La storia per via di questo “problema” di montaggio e una recitazione non sempre all’altezza non è gustabile, e in sé le scene vengono tirate per le lunghe, non mostrando nulla di interessante, o almeno, qualora ci fossero spunti buoni, immancabilmente sfociano nel banale (si ha come l’impressione che i tempi vengano dilatati, quando con uno story board migliore, qualche scena più significativa e dei dialoghi migliori avrebbero tirato fuori un buon film di 75 minuti).

Il film ha un finale aperto alla possibilità che possa esistere un seguito, speriamo proprio di no.

In conclusione: Era Of Vampires è un film di bassa lega e come prodotto forse non è neppure un horror. Non vi consiglio la visione, o al limite, solo se volete gustarvi qualche scena di combattimento.

hmmm.jpgIl Missionario è una commedia, prodotta da Luc Besson, non particolarmente brillante ma comunque godibile nel suo complesso. Dopo un inizio che non sembra presagire nulla di buono, il film si risolleva, sopratutto nella parte centrale, riuscendo comunque a far sorridere pur con una trama molto semplice e prevedibile, basata tutta sul collocare i personaggi in un ambiente totalmente estraneo, che non gli appartiene, di fatto antitetico alle loro personalità. Le situazioni imbarazzanti e i giochi di parole sono pertanto frequenti anche se non sempre efficacissime (forse complice anche in quest’ultimo caso la traduzione dal francese) e in definitiva è un film consigliato al relax senza troppe pretese.

Jane (Michelle Williams), una bellissima donna sposata e madre affettuosa, ha una relazione extra coniugale con Jasper (Ewan McGregor), un affermato broker.
Un giorno mentre Jane e Jasper sono insieme, avviene un tragico attentato nel centro di Londra dove il marito e il figlio della donna perdono la vita.
Il corpo del figlio di Jane è reso irriconoscibile dall’esplosione così la giovane donna non è sicura che quello sia suo figlio e non si vuole rassegnare e continua le ricerche.
Dopo lunghe e inutili ricerche Jane ormai sfinita inizia a credere alla versione ufficiale, ma Jasper scoprirà che quel maledetto giorno qualcosa di molto strano è successo e che qualcuno sta cercando di nascondere la verità.

Genere:
Drammatico, Thriller

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horror-serioTributo allo storico Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, capolavoro assoluto del regista e in generale uno dei capisaldi del cinema espressionista tedesco.

Questo film a dispetto di ciò che si potrebbe pensare non è un remake come poteva esserlo il Nosferatu- principe della notte di Werner Herzog (interpretato dal grande Klaus Kinski, con Isabelle Adjani), del 1979, ma bensì un’inventata ricostruzione abbastanza pittoresca del making di Nosferatu, dietro al quale ci celano leggende che vedono come interprete un vampiro realmente esistito e non un attore. Alcune voci aleggiano sull’ipotesi che Murnau avesse ingaggiato Max Schreck, un attore di teatro, e che in realtà questi fosse un vero vampiro, altri invece sostengono che l’attore che interpretò il conte Orlok (questo il nome del protagonista del film, cambiato appositamente per problemi legali con il copyright sul romanzo di Bram Stoker) non fosse Shreck ma un vampiro vero che il regista incontrò in viaggio sui Carpazi.

Che vi crediate o meno a queste leggende il film L’ombra del vampiro tratta appunto di questo, prendendo in considerazione la seconda ipotesi, ed è rincuorante vedere come accanto a fatti completamente (e ovviamente) inventati vi siano anche riferimenti storici ben precisi, e parecchie scene del film sono attenenti a documentazione vera. Credo che ci sia stato oltretutto uno studio approfondito, con fondamenta ben solide, su Murnau (pare sia vero che fosse omosessuale) , sulla sua troupe e sui vari spostamenti nei Carpazi e i vari cambi di location ai fini di girare il film.

Questo film quindi può essere tranquillamente interpretato in parte come un documentario di quello che fu il “making of “ del film del 22 e dall’altra un fantasioso viaggio cinematografico nelle credenze tramandate in tutti questi anni. L’ombra del vampiro è in se ben girato, con trovate eccellenti a livello di riprese, e gioca abbastanza bene su quelli che presumo fossero le intenzioni di chi lo ha pensato, ovvero il ricreare un’atmosfera rarefatta e misteriosa e porre maggiore attenzione sul fascino che gira attorno ad un film così vecchio, quindi l’obiettivo è in un certo senso centrato. Dall’altra parte ahimé abbiamo un film troppo statico e descrittivo per essere goduto e per colpire che forse può interessare solo quelli più appassionati dello storico film del 22. Non sono presenti, per così dire, sequenze altamente significative ma è tuttavia bello come risalti la psicologia di quello che dovrebbe essere un vampiro vero , calato nei panni di un attore, per ottenere (si scoprirà poi) come “premio” l’attrice che dovrebbe interpretare Ellen.

Interessante il gioco che propone Merhige facendo vedere quali sarebbero dovuti essere (nella fantasia del film) i retroscena, immaginando ad esempio che l’attrice Greta Schröder e tutta la troupe alla fine possano essere effettivamente morti tutti (ipotesi non palpabile) e il Nosferatu realmente dissolto allaluce del sole, e mischiandoli poi alla realtà dei fatti documentabili (bello il passaggio dalla regia “film” a quella in bianco e nero con “iride ristretta” tipica del cinema espressionista, accostata poi a qualche scena originale del film).

Interessante dunque se preso dal punto di vista più pittoresco e non nascondo che questo film in senso lato è anche intrigante, ma ciò non basta ad attirare un pubblico più vasto o, al limite, ad appassionare completamente uno spettatore più appassionato alla storia, perché è il film in se che in qualsiasi modo lo si possa rigirare non avrebbe potuto pretendere di più. Quindi, per ciò a cui è necessario è promosso, ma paragonato a visioni più scorrevoli non lo consiglio alla maggior parte di voi. Se volete dargli comunque un’occhiata perché avete letto riguardo Murnau o Shrieck e immergervi così in un’atmosfera vetusta non è certo una cattiva visione questa.

serio.jpgLa vita di una ragazza londinese agli inizi degli anni sessanta si prospetta davvero noiosa e deprimente, sopratutto se si hanno aspirazioni artistiche, fantasia e…un padre bacchettone! In una situazione e clima sociale del genere, la giovane protagonista troverà un’inaspettata ventata d’aria fresca nel frequentare un ragazzo di diversi anni più grandi di lei, ma tutto questo entusiasmo la porterà a non accorgersi di una situazione che in realtà non giova a nessuno. Nonostante le apparenze, An Education non può però essere considerato un racconto di formazione, in quanto non tutti crescono, non tutti imparano dagli errori, non tutti maturano veramente. Detto questo, film consigliato! ;-)

angioletto.jpgUn po’ come la protagonista della storia, anche il nuovo film di Peter Jackson si trova in una  sorta di “terra di mezzo”: a metà strada fra Ghost e Al di là dei sogni (film di un altro regista neozelandese – sarà un caso? – e per altro a mio avviso sottovalutato), Amabili Resti tratta un genere non certo nuovo al pubblico delle sale cinematografiche. Tuttavia, a dire la verità mai nel corso del film si ha l’impressione di “già visto” e sicuramente le doti narrative e visionarie del regista in questo senso la fanno da padrone. Alla fine della visione si ha la senzaione che sia mancato qualcosa, ma il film funziona lo stesso ed emoziona per più di un motivo.

La giovane coppia di Manhattan formata da Meryl (Sarah Jessica Parker) e Paul Morgan (Hugh Grant), che sembrava condurre una vita perfetta inizia ad avere qualche problema…
Paul ha tradito Meryl con una collega e vorrebbe cancellare l’accaduto, farsi perdonare della consorte. Ma Meryl ferita e ostinata non lo perdona a resiste alla strategia di riconquista.
Ma non saranno i problemi coniugali a complicargli la vita, bensì il fatto di assistere ad un omicidio e  diventare bersaglio di un killer di professione.
L’FBI li inserirà nel programma protezione testimoni e li allontanerà dall’amata New York per nasc onderli in una piccola cittadina del Wyoming.
I giovani coniugi lontano dai comfort di New York, immersi nella natura selvaggia e costretti a una convivenza forzata, inizieranno a ripensare al loro matrimonio.

Genere: Commedia

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horror-vomitoPrecisiamo che c’è un’omonimia con un film di Claudio Fracasso dello stesso anno che non ha nulla a che fare con l’originale The Texas Chainsaw massacre di Tobe Hooper del 1974.

Il terzo capitolo della serie è a mio parere il più povero dei quattro, e per essere più preciso è un film pessimo e rarissime sono le cose da salvarsi. Più di metà del film scorre via senza scene significative o almeno di impatto visivo e se il buon giorno si vede dal mattino è prevedibile che la vicissitudine siano un susseguirsi di scene prevedibili e prive di significato.

Nulla di questo film sembra poter suscitare l’interesse nemmeno del fan più oltranzista del trash, dalla storia, palesemente identica ai precedenti film, agli effetti speciali quasi privi. Tutti gli elementi positivi anche per quanto riguarda le sensazioni negative che poteva suscitare The Texas Chainsaw massacre e che col secondo episodio erano scemate parecchio in questa terza puntata vengono quasi completamente a mancare e la stessa figura di Leatherface, che dal titolo dovrebbe essere posto al centro, sembra quasi essere una figura secondaria o almeno, molto meno terrorizzante e rilevante per la storia. L’unica innovazione che mi è parsa abbastanza efficace, anche se non sfruttata ottimamente, è stata l’introduzione nel cast formante la famiglia di psicopatici di una bambina: l’idea se giocata meglio poteva fruttare molti più consensi a mio avviso, ma come del resto tutti i labili punti buoni del film se sfruttati meglio potevano risollevare le sorti di questa pellicola. Come al solito il finale è alquanto stupido, e mi chiedo ancora una volta perché all’epilogo di questi film di pessima fattura ci debbano essere sequenze ancor più rovinose. Se cercate un “Non aprite quella porta” il primo è l’unico e inimitabile, al massimo date un’occhiatina a The Texas Chainsaw massacre 2 che è sicuramente meno deludente, o ancora The Texas Chainsaw massacre 4 che per quanto sia al limite del demenziale ha qualche elemento in più per portarvi fino al termine della visione.

Di più, se cercate qualcosa che possa ricordare il primo Non aprite quella porta di Hooper (secondo film del regista), ma che non sia un sequel , un remake, o un film che si ispiri ad esso, è caldamente consigliato Quel motel vicino alla palude sempre di Tobe Hooper, terzo suo film, (il primo è Eggshells mai uscito in italiano e non è un horror) mille volte meglio sotto ogni aspetto di tutto ciò che ho citato.

hmmm.jpgL’espressività (leggere: monoespressività) di Nicolas Cage è ormai proverbiale, e anche in questa pellicola non rinuncia a sfoggiare per quasi tutta la durata del film un’espressione da cane bastonato. A questo elemento, che non rappresenta nessuna novità, si aggiunge un’intepretazione un po’ più in stile Van Damme in un film dove l’azione quantomeno non manca e la regia risolleva un po’ le sorti della pellicola. Se il genere piace potete perdonargli la poca originalità della trama e dei dialoghi, perché comunque il film si lascia guardare.

Horror-classiconeJohn Carpenter è senza dubbio uno dei grandi maestri del genere horror (sebbene si sia spostato su più generi) e il suo stile è pura scuola. The Fog non è l’eccezione alla regola ed anzi, è forse uno dei film più riusciti in assoluto, uno spettacolo per gli occhi, per il grado di tensione e per l’immaginazione, seppure sia stato prodotto con un budget limitato. Forse il mio preferito, a differenza del giudizio della critica e dello stesso Carpenter, che lo ritengono un horror minore rispetto alle grandi visioni, seppur negli anni sia diventato un classico del genere.

Dimostrazione che i migliori film sono usciti fuori negli anni passati , sfruttando pochi mezzi ma grandi idee.

The Fog, ispirato ad un romanzo di Edgar Allan Poe, è impregnato di atmosfera dall’inizio alla fine e tutto ciò che succedere riesce a tenere sul filo del rasoio (forse solo qualche minuto della parte centrale è poco scorrevole).

L’altro grado di originalità della storia (anche se ad una lettura della trama potrebbe sembrare la classica storia di fantasmi), l’inventiva per la realizzazione degli effetti speciali e l’ottima recitazione ( dopo Halloween del ‘78 è ancora Jamie Lee Curtis la protagonista) supportati dall’impeccabile regia di Carpenter fanno di questo film un prodotto destinato a rimanere indelebile nella mente della maggior parte del pubblico.

Una fantasmagorica storia di vendetta ambientata nella cittadina di Antonio Bay: qualcuno ritorna dal passato per riprendersi ciò che era stato rubato dagli abitanti molti anni prima , presenze che si confondono nella nebbia e uccidono per riavere un tesoro sottratto loro dagli avidi abitanti di Antonio Bay.

L’effetto della nebbia è realizzato benissimo e il pubblico si ritrova immerso in una cappa di mistero. Anche i costumi e il trucco sono di sapiente fattura, e neppure l’aspetto gore viene tralasciato, con truci sequenze, per cui The Fog è sotto più aspetti un horror completo che sa appassionare.

Inutile il remake del 2005 di Rupert Wainwright, reo di aver rovinato un master-piece e di averlo tramutato in un teen-age movie incapace di shockare anche un bambino.

Se cercate un film atmosferico, sanguinario e avvincente, con un gustoso finale immergetevi in The Fog ….rivedendolo a volte mi sembra che la nebbia fuoriesca dallo schermo e mi avvolga.

Scusa ma ti voglio sposare è il seguito di Scusa ma ti chiamo amore, che racconta la storia d’amore tra Alex (Raoul Bova), pubblicitario trentanovenne di successo, e Niki (Michela Quattrociocche), una giovane ventenne, conosciuta in un incidente stradale.
E dopo 3 anni Alex capisce che nonostante la differenza di età,  vuole sposare Niki, così gli fa la grande proposta.
Niki all’inizio è molto contenta, ma con l’avvicinarsi della fatidica data, sente una paura crescente che le fa fare un passo indietro e manda a monte il matrimonio.
Scusa ma ti voglio sposare, di Federico Moccia, è una divertente commedia sentimentale.

Genere: Commedia

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Horror-incomprensibileParanormal Activity, comparso per la prima volta in un paio di festival ormai quasi 3 anni fa ed ora sul grande schermo, si aggiudica il titolo di uno dei peggiori film di tutta la storia del cinema, se non, per mio parere personale, il peggiore.

Partiamo dal presupposto che questo non è un film e non è neanche un “ finto documentario” sul paranormale, ma una perdita di tempo oltre il limite dell’irritante, ed in più non capisco come possa esserci tanta pubblicità in merito in giro per televisione di questi tempi. Quasi quasi la chiamerei truffa: ma quale L’esorcista dei nostri tempi, ma quale Il film che ha terrorizzato l’America!

Paranormal Activity purtroppo ha goduto di una sponsorizzazione talmente elevata da spingere sicuramente qualche curioso ad andarlo a vedere al cinema, ma a che scopo spendere tanti soldi e tanto tempo per vedere un film fallimentare sotto tutti gli aspetti. In pratica in più di un’ora e mezza di film non succede nulla e anche nel finale dove ci si potrebbe aspettare un risvolto interessante si ha una conclusione abbastanza scontata ed improvvisata (Steven Spielberg ha suggerito di cambiare il finale per la versione del film per il grande pubblico, e sorge il quesito: come può un film così aver carpito l’interesse di un regista di tale calibro?) , come talaltro sono campati in aria i pochi particolari che dovrebbero contornare la monotonia del tutto. Mi fa rabbrividire l’idea che si sia già pensato ad un seguito, tra l’altro con il supporto della Paramount pictures, e sorge un altro quesito: come può la Paramount aver trovato interesse per tale prodotto?

Credo che il punto dolente del film sia il voler essere il più credibile possibile. Questo sotto un certo aspetto avrebbe potuto anche funzionare, nell’intenzione di trattare il paranormale ma in veste di documentario, dove ogni stravaganza o elemento di fantasia in più avrebbe rovinato l’originalità dell’idea, ma all’atto pratico questa particolarità si rivela dannosa. Il pubblico è ovviamente consapevole del fatto che questa è solo finzione (da Blair Witch Project presumo la maggior parte della gente abbia smesso di credere nel film “reale” o forse solo gli americani lo fanno…che siano così creduloni ed impressionabili? Non credo) e si ritrova ad essere spettatore di un film praticamente vuoto dove sono rarissimi i passaggi d’interesse e di minima suspance, ed è per questo che ribadisco, all’alba di ciò, che sarebbe stato interessante qualche espediente più “horror” nella consapevolezza che stiamo guardando fatti non realmente accaduti. Probabilmente questa sarà l’intenzione del seguito, spero, e mi ripropongo di rimandare un giudizio stroncante o meno su questo primo capitolo, a visione avvenuta del secondo. Per il momento l’incredulità non mi permette neppure di giudicare obiettivamente questo film, o sarebbe il minimo dei voti, e sono ancor più sconcertato per come a volte si possa fare incassi tramite pubblicità ingannevole, almeno qua in Italia.

Paranormal activity è costato 15.000 dollari ha gia guadagnato parecchi milioni presso le sale (fossero stati tutti come me non avrebbe guadagnato 1 dollaro): uno scontato, ingannevole, prodotto senza senso, applaudibile però perché la prova di come i media riescano ormai abilmente a pilotare lo spettatore dove vogliano loro.

musica.jpgVisto il successo planetario del primo capitolo, un sequel era d’obbligo (ormai funziona così…), ma il film può essere visto tranquillamente senza conoscere il predecessore, in quanto viene trattato come episodio a sé stante.

Detto questo, Alvin Supertar 2 non introduce niente di nuovo, risulta godibilissimo e divertente per il pubblico a cui si rivolge, ma soddisfando solo il bisogno di mero intrattenimento: tutte le tematiche affrontate sono infatti messe in piedi attorno ad un’impalcatura di luoghi comuni (si veda la rappresentazione dell’universo scolastico) che non vengono neanche lontanamente messi in discussione.

horror-tempo-persoSeguito appena sufficiente di quel gioiello del 74 chiamato The Texas Chainsaw Massacre.

Anche questo capitolo , che esce a 12 anni di distanza dal prequel è stato firmato da regista Tobe Hooper. La storia è sempre quella e pretende di riprendere la narrazioni anni dopo, con la famiglia Sawyer sempre in “attività”, e Leatherface sempre in primo piano nello svolgersi dei fatti . Parto subito dicendo che tra un film e l’altro c’è l’abisso: se il primo film riusciva a sconcertare per la sua genialità ed efferatezza questo seguito non è che la brutta copia con qualche accenno nostalgico alle atmosfere del film del 74.

Stavolta Hooper non riesce per nulla a penetrare nello spettatore e a conti fatti si salva solo qualche scena dove la psicolabilità dei protagonisti emerge e si crea una minima suspance, qualche frase memorabile (“La sega è la famiglia!”) e un paio di location ben pensate. Per il resto ciò che poteva essere l’aria malsana del primo capitolo qui è solo un lontano ricordo e quasi tutto il film scorre inesorabilmente lento e constellato di banalità che possono solo far sorridere (potrebbe essere stato concepito con questa intenzione forse). Eroi del film sono una malcapitata dj e un tenente assetato di vendetta per la scomparsa del fratello, vittima della famiglia Sawyer nel primo episodio (il ragazzo paralizzato in carrozzina). Premesso questo la vicenda è sempre la stessa ma impastata veramente pessimamente questa volta.

Lo stesso tenente è opera di azioni inspiegabili durante il film come il passare più di mezzora a distruggere a colpi di motosega il sotterraneo/casa della famiglia di Leatherface e soci (la stessa dj protagonista cade nel sotterraneo pieno di cadaveri in maniera quasi comica, ed altrettanto comico è il tentato salvataggio del tenente). Bello qualche effetto speciale tuttavia, merito del grande Tom Savini e ottimo, forse più del primo, il trucco di “Granpà” il nonnetto succiasangue, davvero inquietante in questa seconda puntata. Savini ci regala anche qualche bella scena sanguinaria, e almeno sotto questo aspetto c’è stato uno step-up sulla violenza. Un mezzo fallimento dunque, passabile solo per i fan più accaniti, e primo di una terzina di seguiti derisibili. Ultimi 16 secondi rei di abbassare questa valutazione…

hmmm.jpgRyan (George Clooney) è un tagliatore di teste aziendale, un viaggiatore che gira l’ America per dedicarsi a quel lavoro sporco che le aziende si vergognano di fare, ossia licenziare i propri dipendenti.
Quello di Ryan non è affatto un lavoro facile, dover dire alle persone che da un giorno all’altro saranno senza lavoro e senza stipendio richiede un certo tatto e un po’ di freddezza…
La crisi economica si traduce in un periodo grigio per tutti, ma non per il capo di Ryan che esclama “Questo è il nostro momento!”, entusiasta del fatto che ci saranno licenziamenti di massa.
Ryan ha ha 45 anni e non ha famiglia, non ha legami, non ha una casa, adora il suo stile di vita che consiste nel volare in business class 322 giorni l’anno, nel cambiare ogni giorno hotel, nel non fare code negli aeroporti, nell’accumulare carte privilegiate delle compagnie aeree… e il suo unico sogno è raggiungere i dieci milioni di punti come frequent flyer per entrare in un esclusivo club… E a questo punto il pubblico pensa “ma che tristezza!”.
Lo stile di vita di Ryan è davvero un po’ assurdo, e quando finalmente sembra che se ne renda conto e voglia stabilire un legame serio con un’affascinate donna conosciuta per caso in un aeroporto, rimarrà letteralmente fregato…
In questo film il lieto fine per George Clooney non è previsto… come del resto non è previsto per tutti quei poveri lavoratori licenziati…

Tra le nuvole è un film che tocca temi delicati ed importanti, come la crisi economica, il problema dei licenziamenti e la scelta del tipo di vita.. Il film evidenzia come tutti prima o poi desiderino dei legami, perchè, come dice Ryan, “la vita è meglio in compagnia…”.

horror-ammiccoPet Samatary ( l’errore ortografico è voluto) è tratto da un romanzo di Stephen King ed è forse ad oggi una delle migliori trasposizioni cinematografiche di uno dei suoi libri, contando anche l’abbondanza delle produzioni trash che prendono spunto da un suo racconto (film di generi diversi sempre tratti dai suoi romanzi hanno avuto sorte migliore, nell’horror la miriade di b-movies non è certo di conforto per lo scrittore). In un certo senso questo film nella sua povertà di effetti speciali (anche se il trucco e gli omicidi finali sono ben realizzati) e grossi colpi di scena è quasi un cult, sia per l’impatto di alcune rare scene ben fatte che per la tematica affrontata, così vicina al senso di disperazione causato dalla morte.

Non c’è certo da aspettarsi un film veloce, costellato di scene indelebili, ma più che altro un film abbastanza riflessivo e oscuro (nota di merito a mio parere le location utilizzate che danno un vero senso di desolazione). Molto bella la tecnica del flashback utilizzata, durante i quali il senso di insanità e sofferenza dei protagonisti viene evidenziata man mano che il film volge al termine.

Belle le musiche, molto dark, e personalmente do una strizzata d’occhio alla grande canzone dei Ramones (a rifletterci potrebbe anche essere inadatta) utilizzata nei titoli di coda, che è stata scritta apposta per questo film e porta lo stesso nome.

Nella media l’interpretazione degli attori e nota di credito soprattutto all’allora piccolissimo Miko Hughes, nella parte di Cage, un vero bambino prodigio dell’horror per aver prestato, nella sua inconsapevolezza infantile, una recitazione adattissima per un personaggio cattivo.

Stupendo il finale che evidenzia come l’uomo fino alla fine sia incapace di accettare la morte e si ostini per amore a voler andare contro le leggi della natura.

Tirando le somme forse Pet Samatary può lasciare il segno nello spettatore più per merito della storia (merito di Stephen King) che sotto l’aspetto tecnico (regia, il montaggio, scenografia,ecc) e a tratti il film potrebbe apparire lento in attesa dell’ottimo finale.

Concludendo: Mary Lambert riesce nell’intento di dirigere un film gustabile, seppur non esagerato, e rendere giustizia una volta tanto alle idee cartacee di un grande scrittore, portando sullo schermo un senso di malinconia e follia. Una visione è più che consigliata.

psichedelico.jpgA metà fra fiction e documentario, Il Quarto Tipo presenta sullo schermo una storia vera mescolando la ricostruzione filmica con immagini originali degli strani eventi narrati. Questa scelta stilistica è interessante e non facile da gestire, così come la regia e il montaggio che sono da apprezzare. L’elemento amatoriale, che ormai sembra andare di moda, viene utilizzato per aumentare la tensione in un’atmosfera cupa e claustrofobica che comunque la pellicola riesce a creare. Si sente però che manca qualcosa, sopratutto a livello di trama, e nonostante nel complesso la pellicola non sembri voler screditare la teoria aliena (anzi tutt’altro),  si ha costantemente l’impressione di trovarsi di fronte ad una bufala, impressione che si rafforza paradossalmente proprio nelle scene “autentiche” che dovrebbero in teoria scaturire l’effetto opposto. Qualcosa non funziona.

I tre simpatici Chipmunk, Alvin, Simon e Theodore vengono affidate alle cure di Toby (Zachary Levi), il nipote ventenne di Dave Seville (Jason Lee).
I ragazzi devono mettere da parte i sogni di successo per tornare a studiare.
A scuola hanno il compito di salvare il programma di musica vincendo il premio di $ 25.000 messo in palio in un concorso per band musicali. Ma, inaspettatamente, i Chipmunk si troveranno a doversi confrontare con le Chipette, una band al femminile formata da Brittany, Eleanor e Jeanette. Le scintille si accendono in tutti i sensi non appena ha inizio la gara tra i Chipmunk e le Chipette.

Genere: Animazione, Commedia

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cool.jpgScusate l’attesa per questo commento, ma la prima settimana era impossibile riuscire a trovare i biglietti per andare a vedere Avatar!
Devo ammettere che l’attesa per questo film ha aumentato l’interesse e le aspettative non sono state affatto deluse, anzi direi che era molto meglio di quello che mi aspettavo… Non si tratta solo di un bel film con ottimi effetti speciali, ma alla base c’è una storia molto profonda che può far riflettere…
Avatar sembra voler ricordare all’uomo che non può ottenere tutto ciò che vuole con la forza, e inoltre evidenzia la grande bellezza e l’importanza della natura…
E’ molto bella e significativa la rappresentazione del forte legame dei Na’vi con la natura, e forse vuole tentare di risvegliare qualcosa nell’uomo di oggi che ormai pensa solo a se stesso…
In conclusione Avatar credo sia un film davvero fantastico che fa vivere allo spettatore una bella esperienza… 

lacrime.jpgLa guerra sembra proprio che non generi altro che problemi: problemi per chi ci va, problemi per chi resta; problemi per chi non torna e problemi per chi riesce a ritrovare la strada di casa. Ognuno di questi aspetti è messo ottimamente in evidenza da Brothers, un film toccante che presenta un dramma attualissimo sopratutto nella sua dimensione “interiore”. Da evidenziare le prove dei tre giovani attori protagonisti, perfetti nelle loro parti e nell’intensità della rappresentazione. Un film che ha ricevuto unanimemente (e giustamente) da critica e pubblico grande considerazione e valutazioni degne di nota.

Ryan Bingham (George Clooney) è un uomo affascinante, un “tagliatore di teste” aziendale e un professionista di viaggi d’affari. Ryan è un viaggiatore privilegiato, un membro esclusivo di tutti i programmi “mille miglia” di ogni compagnia aerea, la sua vita è sempre stata divisa fra aeroporti, alberghi e automobili in affitto.
Ma dopo tanti anni passati a viaggiare il capo di Ryan gli propone di lavorare per sempre in sede, privandolo dei suoi amati e frequenti viaggi. Ryan di fronte alla prospettiva di mettere radici in un posto inizia a riflettere su cosa significa realmente avere una casa…
Ryan durante uno dei suoi ultimi viaggi si innamora di una ragazza e inizia a capire che nella vita non si può solo viaggiare e non si può rinunciare ai legami…
Tra le nuvole, diretto da Jason Reitman, è un film tratto dal romanzo di Walter Kim.

Genere: Commedia

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