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Quello che potremmo dire sotto l'effetto dell'alcool
 
Si sono svolti questa mattina alle 9,30, nella chiesa di San Francesco a Serrapetrona, i funerali di Alberto Quacquarini, morto a 68 anni al Policlinico di Modena. Alberto è stato il paladino della Vernaccia di Serrapetrona, ha sempre creduto in questo vino ed è riuscito a renderlo famoso nel mondo, fino ad ottenere nel 1971 il riconoscimento della Doc e nel 2005 la Docg, la prima per la regione Marche. Un lungo lavoro che lo ha impegnato strenuamente, dalla selezione genetica per ottenere i cloni migliori agli sforzi per promuovere il territorio, partecipando a manifestazioni, stimolando l'interesse della Regione, ottenendo elogi e riconoscimenti dalla stampa di settore, primo fra tutti Luigi Veronelli. I figli Monica, Luca e Mauro hanno eridato da alcuni anni l'impegnativo ma appassionante compito di papà e siamo sicuri che lo svolgeranno altrettanto bene.
Comincia bene la primavera, con una proposta allettante che prevede 4 appuntamenti gratuiti dedicati ai vini della Doc Friuli Grave, due dei quali si svolgeranno lungo un percorso fluviale nella capitale, nella spaziosa motonave Agrippina Maggiore, già conosciuta dai romani come "Battello del gusto".Un evento davvero attraente e "diverso", che permetterà a chi non è mai stato a Roma e non conosce questa denominazione storica del Friuli Venezia Giulia, di vivere un'esperienza del tutto particolare sotto la guida esperta di noti giornalisti enogastronomici.Il primo appuntamento è previsto per martedì 27 maggio con una suggestiva degustazione in battello (partenza puntuali alle 18.15 dal Molo di Ponte Sant'Angelo). Tra spettacolari scorci di Roma goduti da una prospettiva insolita, quella del Tevere, e una selezione di bianchi tra i quali ottimi etichette di Sauvignon e Friulano (il buon vecchio Tocai, ricordate?).Mercoledì 28 maggio alle ore 19.00, secondo appuntamento, questa volta nello scenario incantato di Villa Torlonia, nel dehor del ristorante "La Limonaia", con spuntino all'aperto abbinato a Vini bianchi del territorio.Martedì 3 giugno, sempre alle 18.15 dal Molo di Ponte S.Angelo, si torna su Agrippina Maggiore per un nuovo giro in compagnia dei vini friulani.Alle 18.30 di giovedì 5 giugno, vi attende una nuova esperienza con le Grave del Friuli con una degustazione proprio nel cuore di Roma. Sarà infatti l'enoteca Palombi di Testaccio, vero e proprio luogo cult per gli appassionati di vino e birra, l'ultimo appuntamento con le etichette di questa Doc riconosciuta nel lontano 1970, che vede coinvolti numerosi comuni delle province di Udine e di Pordenone.Le degustazioni sono tutte gratuite e necessitano di prenotazione (AFFRETTATEVI!):Tel 06.45491984 - 06.45491985
Sulla questione Brunello taroccato si, Brunello taroccato no, si è detto tutto e il contrario di tutto. Dopo due mesi di continui dibattiti, ipotesi, dubbi, riflessioni, articoli, alcuni scandalistici, estremi e pericolosi, altri più corretti, intenzionati a informare su quanto sta avvenendo in questo prezioso fazzoletto di terra dove nasce uno dei più noti vini al mondo, il Brunello di Montalcino, arriva come un macigno, praticamente in contemporanea con la comunicazione inviata dal Consorzio agli organi di stampa (riportata anche su Vino al vino), un articolo di Winesurf a firma del giornalista di Poggibonsi Carlo Macchi, dove finalmente, lasciatemelo dire, si parla di una questione che molti sospettavano ma nessuno se l'è sentita di mettere su carta (o sul web), data la gravità del problema. Carlo Macchi riferisce che "molti dei problemi relativi agli ettari di merlot piantati pare siano di pura origine finanziaria. Oggi sembra ci sia molto di più: risulterebbe ai giudici infatti che quegli ettari “non conformi” (ma anche altri impianti) siano stati impiantati utilizzando fondi comunitari. Questi fondi dovevano essere usati per piantare Sangiovese per una precisa DOCG ed invece sono serviti per piantare Merlot, non ammesso dal disciplinare. Se questo fosse vero non si tratterebbe solo di frode in commercio ma anche di "distrazione" di fondi comunitari. Pare anche che questo non sia successo solo una volta ma "sia in voga" da diverso tempo e che il Procuratore Capo Antonino Calabrese e il Sostituto Procuratore Mario Formisano stiano indagando soprattutto in questo senso. Quindi non solo vigneti non conformi al disciplinare, ma anche piantati grazie a sovvenzioni comunitarie che dovevano servire ad altro.".Capite bene che se tutto questo fosse vero, il Consorzio e i 93 produttori indagati per "vigneti non conformi" avranno ben altro di cui essere preoccupati e che quel comunicato rassicurante perde notevolmente di peso.Intanto il governo statunitense vuole che si tirino fuori i nomi delle aziende indagate, mentre, a quanto riporta l'articolo di Macchi, invece di pretendere l'esame di tutti i campioni di vino indagati che accerti la totale estraneità di altri vitigni che non siano sangiovese, potrebbe anche "accontentarsi" di una dichiarazione del governo italiano che garantisca che in quei vini c'è il 100% di sangiovese. L'articolo per esteso potete leggerlo qui.
Dal comune di Barolo il Castellero di Sergio Barale, il Bricco Sarmassa di Brezza e il Sarmassa dei Marchesi di Barolo, da Castiglione Falletto l'Arione di Gigi Rosso, il Barolo annata di Livia Fontana, il Rocche di Monchiero e il Ciabot Tanasio di Sobrero, da La Morra il Torriglione di Mario Gagliasso. Otto grandi Barolo a confronto in una serata imperdibile organizzata dall'AIS di Treviso, che si svolgerà alle 20,30 di lunedì 19 maggio presso Villa Braida a Zerman di Mogliano Veneto, nella sede dell'AIS Veneto, e che vedrà come oratore un vero amante e conoscitore della terra di Langa, il giornalista Franco Ziliani, che con il suo stile fitto e nervoso come un Barolo d'antan, terrà inchiodati alla sedia tutti coloro che riusciranno a prenotarsi in tempo per questo splendido evento.Come lui stesso ci spiega: "Se amate il Barolo vero e non vi disturba l'idea che tra i vini selezionati non ci sia nemmeno un esempio di quello stile tardo-moderno (barrique, concentratore, aromi di tostatura e di vaniglia, colore fittissimo, frutta a strati e nessuna eleganza né riconoscibilità varietale) che ormai ha fatto il suo tempo anche se qualche irriducibile continua a pensare che rappresenti il meglio e l’avanguardia dei vini di Langa e che possa piacere al consumatore oltre che ad una stampa non si sa bene se incompetente o complice, bene, questa all'insegna della piacevolezza, della tradizione illuminata, è sicuramente una serata – con il particolare trascurabile della mia conduzione – di quelle da non perdere…".Il costo della serata è di 30 euro.Per informazioni:tel. 349/4975311aistreviso@virgilio.itarno.galleazzi@libero.it
C'ero anche io quel pomeriggio indimenticabile di venerdì 22 febbraio da Gianfranco Soldera, straordinario produttore e personaggio, estremo eppure fortemente logico nella sua visione delle cose, maniaco fino all'inverosimile nel cercare la perfezione in quel suo straordinario vino che si chiama Brunello di Montalcino Case Basse, oggi ottenuto dall'unione dei due cru Case Basse e Intistieti.E ricordo molto bene il fascino e l'eleganza di quelle annate degustate in cantina, ancora in gestazione dalle botti e non assemblate: uno splendido 2003, dal naso fantastico, freschissimo, con profumi di menta e liquirizia commoventi e di una nitidezza esemplare, mai ritrovata negli assaggi effettuati a Benvenuto Brunello. Un 2002 dal vigneto Intistieti, ancora in botte (66 mesi!) semplicemente stellare e inimmaginabile per quell'annata, con un tannino così setoso, levigato, perfetto e una trama giocata tutta sull'eleganza (ricordo che i Brunello di Soldera viaggiano su una gradazione nettamente inferiore rispetto alla media, siamo attorno ai 13 °C); un 2004 polputo, avvolgente, dal finale lunghissimo, un 2007 ancora dall'Intistieti, un bambino ancora sporco di latte ma con una dolcezza in bocca straordinaria.Ebbene, l'amico Alessandro Franceschini, vicedirettore di laVINIum e "partner" in questo blog, non poteva descrivere meglio in questo suo articolo, il personaggio di Gianfranco Soldera, un "non toscano" capace di esprimere la toscanità nei suoi vini meglio di chiunque altro, un punto di riferimento, un carattere non facile ma a suo modo geniale. Leggetelo perché ne vale la pena.
Durante il viaggio di ritorno da Alba Wines Exhibition, manifestazione che, nonostante le sempre maggiori e inspiegabili assenze di aziende di rilievo, rimane un punto di riferimento per l'altissimo livello organizzativo, riflettevo su quanto è accaduto e sta verificandosi a Montalcino. I numerosi articoli, alcuni dei quali scandalosi e dannosi per l'immagine falsata data al prodotto made in Italy - perché non si sono scagliati in modo raffazzonato e violento solo sul vino, mettendo sullo stesso piano un ipotetico caso di grave sofisticazione a danno della salute (rivelatosi del tutto falso) con il mancato rispetto da parte di alcune aziende ilcinesi del disciplinare del Brunello di Montalcino, ma anche sull'olio, sul pane, sulle mozzarelle ecc., provocando allarme in tutto il mondo con conseguenti reazioni del mercato che ben sappiamo - sono serviti prevalentemente a creare una grande confusione e una nuova sfiducia nel rispetto delle regole da parte nostra. Rimane il fatto, però, che una delle due più importanti denominazioni vinicole italiane si trova oggi a dover fare i conti con le indagini che vedono coinvolte alcune delle più grandi aziende produttrici, conosciute in tutto il mondo, sufficienti da sole a mettere in crisi l'intero comparto.Ora, alla vigilia dell'assemblea, anticipata di due settimane (il 14 maggio anziché il 30) e indetta dal presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Francesco Marone Cinzano, che vedrà coinvolti non solo i produttori ilcinesi ma con tutta probabilità anche le più importanti rappresentanze sindacali e le organizzazioni agricole, è lecito fare alcune riflessioni e sperare in una decisione ferma e intelligente sulle scelte future per garantire realmente l'affidabilità e il rispetto del disciplinare da parte di tutti i produttori. Certo non c'è da farsi molte illusioni, come ha puntualmente sottolineato l'amico e sempre attento Franco Ziliani sul suo blog Vino al vino "I boatos riferiscono di "soluzioni" troppo incredibili, prive di raziocinio, per essere vere, di "scorciatoie" che verrebbero disinvoltamente prese nell'interesse esclusivo di pochi e non certo nell'interesse, che deve essere prevalente, di una collettività che comprende una denominazione ed i suoi protagonisti, i produttori.". Né ci si può aspettare che l'attuale disciplinare, del quale appare quasi certo verrà proposta una modifica, possa divenire più ferreo al fine di renderlo inattaccabile e quindi davvero "garantito".Se il Consorzio e i 250 produttori associati fossero convinti di perseguire questa strada, ci sono alcuni punti fondamentali che andrebbero definiti senza lasciare nessuna incertezza nel disciplinare della Denominazione di Origine Controllata e Garantita Brunello di Montalcino: attualmente, non essendo indicato, è possibile effettuare operazioni di arricchimento durante la fase di vinificazione e fermentazione con mosto concentrato e/o mosto concentrato rettificato. Di questa questione si sono lungamente interessati nel forum del Gambero Rosso, con interessanti interventi anche di Daniele Cernilli. Questione sulla quale, a mio avviso, si è un po' esagerato, ponendola come possibile scoglio legale da parte dei difensori delle aziende indagate poiché l'MCR (mosto concentrato rettificato) può essere ottenuto liberamente con qualsiasi uva, pertanto vanificherebbe la possibile accusa che nel Brunello di Montalcino ci sia presenza di altri vitigni non autorizzati. La questione è assai poco credibile visto che l'MCR è "un prodotto privato di tutte quelle sostanze naturali, diverse dallo zucchero e dall'acqua, che potrebbero apportare modifiche organolettiche al mosto a cui viene addizionato", pertanto la sua presenza non è assolutamente determinante, fra l'altro è una pratica che a Montalcino, e in particolar modo con l'annata 2003 (quella sequestrata), non viene utilizzata. Quindi, sarebbe opportuno specificare nel disciplinare che "non è consentita alcuna pratica di arricchimento", al solo scopo di togliere qualsiasi dubbio o supposizione.Altra questione è quella della possibilità di aggiungere fino al 15% di Brunello di Montalcino più giovane a Brunello di Montalcino più vecchio e viceversa, pratica che pone, volenti o nolenti, non poche perplessità dal punto di vista organolettico, tanto da lasciare spesso di stucco nel rilevare alcuni vini di annate minori, "stranamente" freschi e vitali rispetto ad altri della stessa annata. Come è accaduto proprio con la 2003. Anche qui, non sarebbe male, che si decidesse di rivedere il disciplinare una volta per tutte e definire che l'annata riportata in etichetta deve corrispondere al 100% al vino contenuto nella bottiglia. Qualcuno potrebbe dire che questo metterebbe in difficoltà i vini prodotti in annate difficili, ma il Brunello di Montalcino è un vino di vertice, è il massimo che ci si possa aspettare, è l'apice assoluto dell'enologia italiana (insieme a Barolo e Barbaresco), è per questo che esiste la Doc di ricaduta Rosso di Montalcino, proprio per garantire ai produttori la possibilità di vendere comunque anche in annate difficili. Certamente il prezzo è diverso, ma non è forse più corretto nei confronti dei consumatori? Che senso ha, altrimenti, valutare le annate se poi queste vengono "ritoccate" con altre migliori?Infine, si paventa l'ipotesi di una modifica del disciplinare che consenta l'utilizzo di altre uve con il sangiovese grosso. E' evidente che, se venisse fatta un'operazione del genere, agli occhi del mondo sarebbe come dichiarare che il Brunello di Montalcino è stato davvero taroccato, e sappiamo bene come gli americani tollerano tutto ma non essere ingannati. Cerchiamo di non diventare ridicoli ed evitiamo assurdi colpi di spugna che affosserebbero non solo il Brunello di Montalcino, ma l'immagine intera del vino italiano e la sua credibilità. E questa volta, temo, sarebbe davvero un danno definitivo e irrecuperabile.
Serralunga Wines Exhibition, così sarebbe da ribattezzare scherzosamente la manifestazione che si svolge ad Alba, che oggi ha visto sfilare i Barolo di Monforte e Serralunga. Una mattinata che rimarrà ben impressa nella mia memoria, grazie alla incredibile sequenza di vini eccellenti, eleganti, davvero belli, tanto da adombrare i Barolo di Monforte, che pur avendo dalla loro qualche ottima prestazione, hanno presentato un andamento più altalenante, discontinuo. Mai come in questa occasione avevo riscontrato tanti vini di livello altissimo, anche da aziende che solitamente non mi avevano convinto. Persino l'eleganza che ha sempre contraddistinto i Barolo di Castiglione Falletto, almeno a mio personalissimo gusto, non è in grado di confrontarsi con una simile ricchezza espressiva, freschezza, vitalità, carattere.Mi spiace molto per La Morra, che è apparsa decisamente sotto tono e poco convincente, con una serie di vini fin troppo ampia che non sembra essersi giovata di un'annata di notevole qualità come la 2004; certamente ci sono le eccezioni, ma anche i migliori sono ben lontani dal raggiungere il livello qualitativo di Serralunga. Fra questi ce ne sono comunque di meritevoli e convincenti, come i Rocche dell'Annunziata di Rocche Costamagna e di Mario Gagliasso (ottimo anche il Torriglione anche se in questo momento non ha trovato ancora la sua migliore espressione), il Vigna Arborina e il Vigna Gattera di Gianfranco Bovio, il sempre valido Rocche di Aurelio Settimo, il Serre di Gianni Gagliardo, il Vigna San Giacomo di Oreste Stroppiana, il Vigna Conca e in misura minore il Vigna Gancia di Mauro Molino, il Cerequio di Michele Chiarlo, il Marcenasco di Renato Ratti, il Brunate di Vietti.Ma tornando a Serralunga, la lista è davvero lunga con numerosi vini che, a mio gusto, superano senza fatica la soglia dell'eccellenza (quella che in mero dato numerico corrisponde a 90 punti su 100), come lo straordinario Barolo Sorano di Giacomo Ascheri (l'altro vino, il Sorano Coste & Bricco, è di poco inferiore), l'Arione di Gigi Rosso, il Cerrati di Cascina Cucco (ma anche il Vigna Cucco è piacevolissimo), il Badarina Vigna Regnola di Bruna Grimaldi, il Vigna Margheria di Luigi Pira, eccellenti i due Barolo di Palladino, il Vigna Broglio e il Serralunga, il Serralunga di Paolo Manzone, il Cà Mia di Brovia (una vera sicurezza), il Baudana di Luigi Baudana, magnifici il Vigna S.Caterina e il Vigna Lazzairasco di Guido Porro (per me una rivelazione), ottimo anche il Cerretta di Ettore Germano, seguiti con pochi punti di scarto dal Prapò sempre di Germano, il Serralunga di Giovanni Rosso, il San Rocco di Eredi di Virginia Ferrero, il La Rosa di Fontanafredda, il Giulin di Rivetto, il Prapò di Mauro Sebaste, il Meriame di Paolo Manzone, il Vigna Cerretta di Cà Romè, il Sorano di Claudio Alario.La cosa straordinaria dei Barolo 2004 di Serralunga è che, in molti casi, hanno mostrato una materia prima eccellente e dei tannini assai meno coriacei del solito; e poi, con le dovute differenze di personalità, in molti era evidente il carattere del territorio, tanta freschezza, note floreali, minerali, tanta liquirizia, terrosità, eleganza a non finire, pienezza di sapore, persistenza. Tutti vini che varrebbe la pena acquistare e mettere da parte per goderseli ancora meglio fra qualche anno. Quando tornerò scriverò una serie di articoli più dettagliati su queste giornate passate in Langa e arricchite da numerose verticali di grandi vini come il fantastico Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe dei Fratelli Cavallotto.
Non c'è niente da fare, quando ci si trova di fronte al signor nebbiolo, che lo si chiami nebieul, chiavennasca (Valtellina), picoutener (Valle d'Aosta) o spanna (Alto Piemonte), non si può fare a meno di discuterne, di dibattere in modo acceso, perché è un vitigno che smuove l'anima, ha la capacità di stimolare l'adrenalina, la voglia di capire, approfondire, conoscere. Se poi al nebbiolo, aggiungiamo l'atmosfera incantata dei bricchi vitati delle Langhe, è facile osservare strani soggetti aggirarsi in uno strano atteggiamento di beatitudine. Per forza, dirà qualcuno, se vi sciroccate quasi cento vini al giorno, la vostra condizione è molto, molto, eterea!Già, si passa dalle degustazioni mattutine alle visite in azienda, con relativi assaggi, per finire con le cene nei ristoranti più noti della zona, dove il vino è ancora protagonista, nonostante i numerosi e gustosi piatti proposti. Ed è in questi momenti conviviali che ci si confronta, che si afferma la propria visione del mondo, che si scoprono condivisioni o contrasti, a volte anche accesi. Di certo la noia non si sente, c'è molto da imparare, sempre, tanta gente diversa con cui dialogare, siano essi giornalisti o produttori, chef o sommelier, cameriere d'albergo o autisti, l'atmosfera è del tutto particolare, e in Langa assume toni quasi romantici, o umoristici, scanzonati, goliardici (secondo l'ora e la percentuale di alcol immagazzinata). Intanto sfilano le bottiglie, rigorosamente coperte, i sommelier AIS di Alba si impegnano e seguono con precisione il ritmo dei 50 degustatori; cinque calici che si riempiono per poco più di un dito (orizzontale, non fate i maligni!), per poi svuotarsi nella sputacchiera pochi minuti dopo, mentre le sensazioni vengono annotate o sul portatile o sul taccuino, o ancora sul blackberry. Nelle sale si aggirano fotografi a caccia di qualche espressione che testimoni le varie fasi della degustazione, c'è anche chi ha il ruolo meno piacevole di portare via le sputacchiere e le salviette zuppe di vino, ma il meccanismo è ben oliato e senza cedimenti, i vini si assaggiano a temperatura perfetta, l'atmosfera è silenziosa, interrotta solo occasionalmente da qualche cellulare dal suono bizzarro, come quello che fa il verso del gufo e di altri leggiadri uccelli, o quello con la voce registrata del proprio figliolo.La sera, stanchi, ci si lascia portare all'albergo dal pullman, certamente più sicuro, qualcuno cede durante il percorso e crolla in un sonno profondo, altri hanno lo sguardo perso nel vuoto, i più tenaci riescono a trovare ancora stimoli per fare battute piccanti o commentare gli assaggi effettuati. A mezzanotte inoltrata tutti a nanna, i più fortunati si addormentano in un attimo, io invece ci metto un po', preferisco prima leggere un libro o sentire le ultime notizie in televisione. Alle 7 di nuovo in piedi, e il tour ricomincia fino all'esaurimento...
L'allestimento della sala di ingresso al Palazzo Mostre e Congressi di Alba, con le bottiglie in degustazione. Un momento rilassante dopo la lunga serie di assaggi mattutina di Barbaresco 2005 di Treiso e Barolo 2004 di Barolo, Grinzane Cavour e Novello. Da sinistra Alessandro Franceschini, Pierluigi Gorgoni (per gli amici Pigi) e Franco Ziliani. una tipica scena langarola in un vigneto dei Marchesi di Barolo, di fronte all'azienda di Brezza. Un bello scorcio sulle vigne di Monforte visto dall'azienda di Elio Grasso. L'impressionante bottaia climatizzata scavata nella roccia. La cantina è a forma di ferro di cavallo e lunga circa 150 metri, potrebbe passarci comodamente la metropolitana... Ora vi lascio perché scappo da Michele Chiarlo per un'interessante verticale di Barolo Cerequio.
Come vi avevo preannunciato, questa mattina è iniziata la nuova avventura di Alba Wines Exhibition, manifestazione giunta alla sua tredicesima edizione che ha lo scopo di presentare alla stampa e agli operatori di settore le nuove annate di Roero, Barbaresco e Barolo.Quest'anno sono di scena il Roero e il Barbaresco 2005, il Barolo 2004.La mattinata di oggi abbiamo iniziato con 11 Roero, poi 3 Barbaresco di Alba (San Rocco Seno d'Elvio), 23 Barbaresco del comune omonimo, 3 provenienti da vigneti situati a Barbaresco, Neive e Treiso, 26 interamente da Neive, per un totale di 65 campioni.Come sempre la degustazione si è svolta bene, senza intoppi, in condizioni di luce ottimali (nell'ideale collocazione del Palazzo Mostre e Congressi di Alba) e con un servizio sommelier efficiente.L'annata 2005 ha avuto un andamento piuttosto irregolare e differenziato da zona a zona, soprattutto nel periodo estivo che ha prodotto risultati di forte siccità in alcune aree e violenti temporali in altre. Settembre in particolare è stato caratterizzato da un inizio piovoso e poi da un clima favorevole con notevoli escursioni termiche, mentre ottobre, che è il mese in cui inizia la raccolta del nebbiolo, ha avuto un inizio decisamente piovoso, che ha prodotto qualche problema per coloro che non avevano ancora raccolto l'uva.Roero 2005Risultati piuttosto deludenti per questo vino che non riesce ancora a trovare una propria misura espressiva; la versione 2005 ha evidenziato numerosi squilibri fra note piuttosto vegetali e accenti di surmaturazione, materia prima piuttosto scarsa con tannini immaturi e acidità che non trovano il supprto del frutto. Degli undici campioni assaggiati vi segnalo il Roero di Cornarea, a mio avviso il migliore, seguito dal Montespinato di Cascina Chicco e dal Bric Paradis di Renato Buganza.Barbaresco 2005I 3 vini provenienti dall'area del comune di Alba si sono dimostrati tutti validi, con una personale preferenza per il Sorì Fratin di Armando Piazzo e per il Sanadaive di Marco e Vittorio Adriano.L'aria migliore si è respirata con i Barbaresco del comune omonimo, che registrano una qualità decisamente migliore rispetto a quelli di Neive (e qui probabilmente gioca molto la differente fase di raccolta fra i due comuni, Barbaresco prima della pioggia ottobrina e buona parte di Neive dopo). Per quanto riguarda i primi ci sono varie aziende da segnalare, almeno cinque collocate nella fascia degli eccellenti, ovvero il Barbaresco Morassino di Cascina Morassino, lo stupendo Asili di Michele Chiarlo, l'altro Asili di Cascina Vallegranda Cà del Baio, il sempre ottimo Roncaglie di Poderi Colla e il Maria di Brun di Cà Romè. Di poco inferiori il Rabajà del Castello di Verduno, il Martinenga dei Marchesi di Gresy, il Rabajà di Cascina Luisin, il Rio Sordo di Cascina delle Rose; seguono il Vigneto Loreto di Albino Rocca, il Vitalotti di Carlo Boffa. Sempre valido il Barbaresco dei Produttori del Barbaresco (proveniente anche da vigneti di Neive), riuscito La Casa in Collina di Terre da Vino. Meno travolgenti ma comunque degni di interesse l'Ovello sempre di Cascina Morassino e il Palazzina di Montaribaldi.Storia completamente diversa per i Barbaresco di Neive, decisamente sotto tono, con munerosi campioni che presentano acidità e tannini sovrabbondanti rispetto a una massa scarsa che lascia poche speranze per un assestamento futuro.Vale comunque la pena segnalare la buona riuscita del Serraboella dei Fratelli Barale, del Vigneto 'L Ciaciaret Gallina di Antichi Poderi dei Gallina, del Gallina di Oddero, del Campo Quadro di Punset, del Vigna San Cristoforo di Pietro Rinaldi. Meno convincenti rispetto ad annate precedenti, ma pur sempre interessanti, il Froi di Massimo Rivetti, il Canova di Fabrizio Ressia e il Basarin di Romano Bonino.

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